Questo sito utilizza cookies. Utilizzando i nostri servizi acconsenti all'uso dei cookie.

Frankfurt Marathon 2016
La mia Maratona n°4

Primo: il gesto che cambia la storia

I primi mesi del 2016 sono stati , podisticamente parlando, molto difficili per me. Il menisco prima, il piriforme poi, l’altro piriforme ancora mi hanno costretto a tre soste ai box fuori programma. Appena il tempo di rimettersi in strada e arrivava un altro guaio. Situazione deprimente ma, a denti stretti, sono arrivato agli albori dell’estate e ho voglia di una follia: maratona di Francoforte, 3 mesi per preparala, costi accessibili, logistica perfetta, per le mie condizioni di forma è una bella sfida ma mi iscrivo. La preparazione ve la risparmio, costantemente sopra i 100km settimanali, ripetute, ripetute in salita, fartlek (che poi sono ripetute), sveglie all’alba ,20km-22km-25km, e trasferta in Alto Adige alla caccia del fresco e del primo lunghissimo.(toccherò e supererò i 30 km 7 volte in 3 mesi). L’obiettivo è andare sotto le 2h50’ , correrla tutta un soffio sopra i 4’ al km, Nei primi giorni di preparazione, a quella velocità, riesco a fare 1-2km al massimo, poi devo rifiatare, ma a 3 settimane dalla gara sento di essere pronto. Mani fatate risolvono un problema muscolare che a dieci giorni dal via rischiava di non farmi partire (ancora grazie al possessore delle mani), ultime corsette e sono in Germania. Tanta gente ma italiani pochi, expo grande ma anche anonimo, il muro con i nomi c’è ma non si firma, sono già stampati (non trovo il mio e mi gratto). Qui non regalano la maglia ma il buono per un bicchierone di pasta al sugo, che io, dopo la mia bella e disciplinata fila, strafogo di gusto nella sala dell’arrivo guardando quel bel traguardo che mi aspetta. Qui a Francoforte  infatti, gli ultimi 60m e l’arrivo sono all’interno di un enorme sala concerti, illuminata come un palazzetto da NBA americano. Lo scenario è suggestivo e non me lo toglierò dalla testa per tutto il pomeriggio (passato in gran parte al telefono con una operatrice albanese della Tim, poco pratica con l’italiano e con le procedure per attivare internet all’estero). Cena ignobile che conferma tutti i luoghi comuni sui tedeschi e la pasta e a nanna.

FB IMG 1478643482761
Secondo: Campioni in una notte, brocchi in un ora

La lunga nottata con il cambio dell’ora, la colazione splendida (qui i crucchi ci sanno fare), la lunga passeggiata alla partenza, il terremoto in Italia, fanno da antipasto al caos delle operazioni pregara. Immaginate un grande centro commerciale, ci si cambia nel garage, il bagno è al piano terra, la borsa si consegna al primo piano, 15-20000 persone che girano su e giù incastrate nelle scale mobili e nei corridoi infiniti, cartelli solo in tedesco, 3 gradi fuori, 35 dentro. Un delirio. Dopo sette minzioni e con indosso il mio impermeabile della RomaOstia mi avvio alla griglia di partenza. Le griglie, che si assegnano in base al tempo previsto e non al PB, qui hanno il nome degli sponsor, la mia è la Asics, che sarebbe la prima. E’ già pienissima, ma il trucco di far finta di avere un amico in prima fila funziona anche qui e riesco a piazzarmi praticamente in testa. Solitamente nelle gare laziali l’atmosfera è ridanciana; tra le chiacchere è necessario ribadire che la propria prestazione è sempre di preparazione ad una delle due nostre gare cardine:  la mezza di Fiumicino a Novembre e la RomaOstia a Marzo. Qui, invece, sono tutti concentrati e silenziosi, non ci sono podisti mascherati, non ci sono selfie e giochi, lo speaker chiama le ole ma non se lo fila nessuno, solo l’odore nauseabondo di olio canforato mi fa sentire a casa. Arriva lo sparo e si parte. Mai vista una partenza così veloce, sono sui 3’40’’ e devo mettermi di lato per farmi superare da una marea umana, rallento e mi metto al mio passo, sorpassi e spallate continue, subito due curve, ma non perdo l’assetto e non mi distraggo con il tifo che è veramente impressionante. Sono rilassato e decontratto, le gambe vanno bene, il cardio mi sorride, mi accorgo però che il passo segnato dal mio gps è strano, mi ritrovo un bel 3’20’’ mai toccato in vita mia e condotto senza nessuno sforzo. La notte teutonica evidentemente mi ha trasformato in un keniano, miracolo, tra l’altro, toccato anche alle decine di podisti che continuano a superarmi. Mi rendo conto che i grattacieli della piccola New York di Francoforte  hanno fatto impazzire i miei orologi (ebbene si! Ne uso due), davanti a me non vedo i cartelli chilometrici (non so nemmeno se ci sono) ma solo schiene, la consapevolezza di correre a caso si fa strada dentro di me, mi innervosisce e mi fa sudare copiosamente, ci sono un paio di tratti a biscotto e vedo tantissimi podisti davanti a me, e tanti continuano a superarmi, penso di andare lentissimo e di aver rovinato la mia Maratona in 10 minuti, mi sento un brocco. Poi arriva lui, lo splendido arco dei 5km, con le sue cifre splendenti che dicono 20:10, vuol dire 4’02’’, vuol dire preciso quello che volevo. Rinasco, i miei gps segnano 5,6km, sarò costretto a calcoli continui, ma adesso i grattacieli sono finiti e l’indicatore del passo al km sembra tornato  alla ragione. Mi rilasso e mi guardo intorno, individuo due compagni di viaggio e di passo, una bionda alta e robotica, una specie di Anna Oxa che procede sciolta e senza affanno e un tizio tarchiato, canotta con scritte in idioma est-europeo, che si fa notare per un cinturone da una ventina di integratori portato a tracolla come una cartuccera di mitragliatrice, tipo Animal di Full Metal Jacket.
10km in 40’18’’, perfetto. Check up: gambe ok, fiato ok, testa lucida, fin qui ‘na passeggiata de salute, se non fosse per i continui sorpassi che subisco e per l’affollamento del percorso, sembra di essere sempre nei primi km. Io Anna e Animal procediamo compatti, i ristori sono uno spettacolo, una distesa di tavoli lunghissima, bicchieroni di cartone, decine di addetti, unico rischio, complici gli sponsor,  la grande varietà di liquidi presenti. Conoscendo il gusto tedesco per le bevande disgustose so che c’è il rischio di trovarsi in mano succo di mango e sprite , e i cartelli sono solo in tedesco, fortunatamente tra le quattro parole di tedesco che conosco c’è acqua  (wasser), e non mi sbaglio.
15km in 1h24’’, ben 6 secondi di anticipo, alla mezza devo essere in 1h25’, non prima ma neanche troppo dopo. Il passo di Anna e delle sue lunghe leve comincia a diventare insostenibile e, dopo un ristoro dove lei ha il tavolino riservato,  la vedo pian piano allontanarsi senza fatica. Animal ha già semiprosciugato la sua scorta di integratori, respira come un rinoceronte e piano piano si perde. Da qui in poi, nonostante la folla, non riuscirò a trovare un punto di riferimento e me ne andrò beato in solitudine.
20km in 1h20’40’’ , e qui scatta l’applauso, 4’02’’ spaccati, ma dura un attimo perché nell’ordine : mi devo fermare per sistemare i booster , mi schizzo un integratore nell’occhio (brucia da morire), e qualcosina di strano si sveglia nei polpacci. Insomma perdo qualche secondo e passo la mezza in 1h25’06’’, 6 secondi miseri in più del previsto, ma sono soddisfatto.

FB IMG 1478643461330
Terzo: Flashback, premi di categoria, ahi che male!

In ogni Maratona che si rispetti il passaggio della mezza è nel punto più brutto della città. Francoforte non fa eccezione, qui poi tutto mi ricorda un tratto della 30km del mare di Ostia. Sul nostro litorale, a questo punto e con questo passo, si starebbe lottando con il coltello tra i denti per il podio di categoria. Mi viene il flash dell’ultima edizione quando, dopo dieci chilometri corsi in compagnia di un altro ragazzo, a passo regolare e dandosi spesso il cambio, nella fase clou lo vedo fissarmi insistentemente. Capisco al volo e con voce chiara scandisco “m35!!” , “apposto” risponde lui, presumo già arrivato tra i quarantenni. Da lì in poi, deposte le armi, arriveremo serenamente al traguardo. Qui non ci sono categorie in compenso, passato il 25°km a 1h40’49’’ (altro applauso) ho la precisa sensazione di avere crampi in arrivo su entrambi i polpacci. Con più di 15km da fare il futuro si tinge di nero, come il mio umore, comincio a sentire la fatica e i movimenti sono più contratti, però so che se la sensazione di crampo è diffusa e non focalizzata su un punto è positivo, quindi,  rinfrancato, affronto un paio di saliscendi leggeri ma che mi aiutano a sciogliere nuovamente le gambe. Decido di prendere i sali a ogni ristoro, mai fatto prima, e ,forse per effetto placebo, mi sembra funzioni. Si passa in un biscottone e vedo i tanti che mi sono davanti e i tanti dietro, è impressionante come i grupponi non si siano sgranati neanche in 30km. A proposito, passo al 30 in 2h1’1’’, media dei 4’02’’ praticamente perfetta e qui parte il Check up: Fiato e testa ok, gambe dal passo sciolto ma polpacci tendenti al crampo. Le energie ci sono e decido di cambiare passo, decido di passare ai 4’00’’ al km, anche meno!


FB IMG 1478643457703
Quarto: Mantra e apoteosi

“1,2,3 ---1,2,3---“ :Questo conteggio mentale cadenzato l’ho sperimentato nei miei allenamenti, mi aiuta a trovare il passo dei 4’, è una follia ma funziona. Dal 35km (2h21’04’’) il conto diventerà il mio grido di battaglia. Cerco di accelerare il più che posso, il mio fiato e le mie energie  mi permetterebbero di spingere tanto, le mie gambe e ,soprattutto, i polpacci però invitano alla prudenza. Comincio a superare parecchie persone, qualcuno scoppia, pochi rispetto ad altre Maratone che ho corso. Il problema è il tifo. Negli ultimi 10 km, complice anche la bellissima giornata, c’è una vera e propria bolgia; è un tifo strano, sembra costruito, ma è enorme e rumorosissimo. Contare a mente diventa impossibile e comincio a farla ad altra voce. Il detersivo in polvere insieme a un mancato risciacquo coprono i miei calzoncini di schiuma, schiuma abbondante che cola, e comincio a vedere, nei miei confronti, sguardi strani dal pubblico; d’altra parte provate ad incitare un pazzo coperto di schiuma che vi strilla in faccia “1,2,3 1,2,3” .
Però ormai manca poco, ho accelerato e continuo a spingere, i polpacci non sono peggiorati (sarà il litro di sali ingurgitato?), adesso supero tutti , passo al 40km in 2h40’58’’, ormai sento che è fatta. Il polpaccio sinistro da una piccola morsa, so che per evitare il crampo forte devo accelerare alzando le gambe e spingendo poco sui polpacci, soluzione dispendiosa, ma ormai manca poco, pochissimo. E’ il momento di dare tutto, c’è un bel viale dritto e piatto, e il pubblico adesso aiuta tanto.
Si entra nell’arena , l’emozione è enorme, faccio gli ultimi (troppo pochi) metri volando , vedo il timer e soprattutto vedo 49’. Butto fuori un urlo e mi gusto il traguardo fino in fondo.
Appena passata la linea si viene sostanzialmente cacciati via, fa strano stare al chiuso, ma si esce subito. Alla spicciolata ti danno medaglia (essenziale e bruttina) e si accede al ristoro, il più schifoso mai fatto, banane congelate e succo di guaranà (i ristori di tutte le maratone europee dovrebbero essere affidati ai gestori della Natalina di Monterotondo). Si rientra nel palazzo della fiera, si ricomincia con il saliscendi di scale mobili per cambiarsi e consegnare il chip, ma sono tutti più stanchi, più lenti ma anche più sorridenti.
Alla fine esco definitivamente, mi allontano dalla folla, cammino verso l’albergo ma non penso alla prossima Maratona, faccio un bel respiro profondo, sorrido, e mi godo il momento.

FB IMG 1478643420855

Save

Save

Save

Save

Save