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Firenze Marathon 2016

A volte ritornano

La mia quinta Maratona mi capita di correrla dove ho corso la prima.
Firenze, 30/11/2014.

Si partiva lungo la riva dell’Arno, umidità e strade bagnate, tanta emozione e tanta fatica, denti da stringere e prima medaglia.
Sono passati due anni e altre tre Maratone, una appena quattro settimane fa: Francoforte.

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Thomas alla maratona di Francorte                              Thomas, Marco, Gianluca

 In Germania ho raggiunto il mio obiettivo cronometrico e questo da un sapore strano a questa trasferta toscana. Non so cosa aspettarmi, quindi ho deciso di aspettare le sensazioni dell’ultimo momento, e di godermi questa vigilia senza pensare più di tanto alla corsa. I viaggi podistici li ho, finora, sempre fatti in solitudine, grande aiuto per la concentrazione ma anche tanta noia e un po’ di tristezza. Questa volta mi ritrovo in una sorta di gita scolastica, travolto, durante il giorno, dalla simpatia dei miei nuovi amici Marco e Gianluca, e la sera dai miei compagni di squadra presenti in gran numero. All’Expo ci divertiamo come bambini, Marco cerca di farmi iscrivere a tutte le gare italiane, facciamo foto, scherziamo e ridiamo e il tempo passa veloce. Pomeriggio per Firenze, città che mantiene il potere di affascinarmi, e la sera cena di squadra allegra e gustosa.

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Thomas, Marco, Gianluca


La mattina della gara fa freddo, faccio le ultime foto insieme agli amici e sono in griglia. Non trovo facce conosciute, mi guardo intorno: Piazza del duomo è magica, il bianco delle pietre e l’azzurro perfetto del cielo, comincio a emozionarmi e a preoccuparmi, mancano cinque minuti allo sparo e realizzo di non aver pensato per un secondo alla Maratona. Si parte.

Al primo chilometro c’è l’applauso dei ragazzi disabili e dei loro accompagnatori che hanno fatto una breve passerella, mi piace da morire e sento la tensione che si scioglie. Il freddo si fa sentire e i muscoli gelidi faticano a svegliarsi. Raggiungo Gianluca e Alessandro, penso di accodarmi a loro, ma sono troppo veloci, se mi sforzassi di seguirli, a freddo e con quel passo, ne pagherei le conseguenze alla fine. Mi sposto lateralmente, quasi ai margini del percorso, voglio strada libera davanti a me e non essere tentato da ritmi non miei. Arriviamo alle cascine. Adoro questo parco, sento la corsa sciolta e il respiro regolare, le gambe spingono ma continuo a sentire freddo, le mani e le braccia sono gelati. Passano i chilometri e il freddo resta, inoltre a peggiorare le cose si alza un leggero vento contrario.
19’59’’ al 5km, 39’37’’ al 10km. Sto bene, passo dei 4’ praticamente esatto, penso di poterlo tenere fino alla fine, vorrebbe dire scendere sotto le 2h49’, so che mi attende un percorso difficile, ma per ora ci spero .Uscendo dal parco incrocio la coda della corsa, una marea colorata e ciarliera, chi è mascherato e chi scherza, sento strilli e battute, uno mi grida “guarda che hai pagato per correre, fattela durare”. Usciamo dal parco, c’è una piccola salitella, sento qualcosa di strano sui polpacci, mi rendo conto che la corsa regolare in piano mi ha ingolfato le gambe, decido di fare una serie di piccole accelerazioni e funziona, le gambe si sciolgono. Il passo è buono ma continuo a sentire freddo. Passo i 15km quando il display segna 1:00:01, perfetto! Sono più veloce di Francoforte, anche se speravo di guadagnare più vantaggio, perché qui il finale è duro.
Si va sul Lungarno, qui il vento contrario si fa più deciso. Fatico a tenere il passo, qualche schiena davanti a me guadagna metri. Da sempre il vento mi manda fuori di testa, non so mai se spingere per contrastarlo o rallentare risparmiando forze e aspettando che passi. Mi innervosisco e consumo troppa energia, fisica e mentale. Finalmente attraversiamo un ponte, sono provato dal vento, mi sento già stanco e ancora devo arrivare alla Mezza.
Cerco di accodarmi ad un ragazzo della Lazio, ha un passo per me impegnativo e anche qualche decina di metri di vantaggio che vanno aumentando, comunque è un riferimento e riprendo un po’ di slancio. Passo la mezza in 1h24’40’’, che botta! 40’’ non li recupererò mai, le 2h48’ sono già sfumate e passo all’obbiettivo successivo , confermare il crono di Francoforte, sono nei tempi ma non posso permettermi cedimenti.
Mentre faccio i conti, la strada ci riporta di nuovo sul Lungarno, di nuovo contro vento! Davanti a me un tratto di strada dritta e lunga, per la prima volta da quando corro Maratone penso che rallentando un po’ faticherei di meno e mi godrei il paesaggio chiudendo la gara comunque sotto le tre ore. Mi supera un ragazzo e questo mi manda in bestia, mi rendo conto che da un’ora mi sto lamentando di tutto e cercando scuse, sto correndo una Maratona sperando che gli ostacoli si spostino senza doverli scavalcare. Reagisco, mi chiudo nelle spalle e allungo il passo, è un suicidio ma ho bisogno di risentirmi veloce. Supero il ragazzo di prima, punto tutti quelli che vedo, ne supero 8, passo il 25°km a 1h40’24’’, qualcosa ho recuperato, soprattutto ho ritrovato la fiducia.
Affronto la parte più brutta del percorso, siamo a Campo di Marte verso lo stadio, ma il vento è alle spalle e sto correndo bene. Sono in progressione, leggerissima ma costante, altri rallentano, ne supero altri dieci. Sono stanco ma le gambe girano bene. Incredibilmente ancora sento freddo e le energie sono diminuite parecchio, ma la testa è lucida. 30°km in 2’00’23’’, ho recuperato 17’’, potrei quasi farcela a  buttare giù  le 2h59’, ma la velocità inevitabilmente diminuisce, il passaggio dentro lo stadio di atletica , con le curve strette per entrare e uscire, mi fa perdere il passo, perdo anche l’ultimo gel che cade dalla tasca, sto cominciando a innervosirmi di nuovo, cerco di respirare a fondo e accelerare di nuovo. Si vede il cavalcavia, quello brutto che sembra un muro, decido di prenderlo di slancio e funziona, prendo veloce la discesa e sfrutto l’accelerazione in tutto il tratto successivo, supero una ventina di persone e arrivo al 35°km. 2h20’33’’! Potrei farcela ma la stanchezza è arrivata, inutile prendersi in giro, 7km in 28’ non li farò mai. Le gambe sono ancora sciolte ma deboli, arrivano i primi segni di crampi dai polpacci, l’integratore che avrei preso a questo punto è rimasto per strada. Sembra un bollettino di guerra ma una nota positiva c’è; la testa è ancora lucida, sono sereno, concentrato, e mi sento carico di grinta. Si punta verso il Duomo, arrivano i lastroni, i crampi si fanno sentire come piccole ma insistenti scariche elettriche, un appoggio sbagliato e la Maratona è finita. Corro davanti alla Cunico (sesta assoluta e seconda italiana), è in difficoltà ma la sostiene un tifo mostruoso. E’ accompagnata da un tizio che, appena li supero, le dice “segui lui”. Per un lungo tratto di strada sento i suoi passi appena dietro, il tifo che la segue diventa per forza anche mio, è una spinta mostruosa. I chilometri non passano mai, a ogni appoggio sento la pietra sui miei piedi come se non avessi le scarpe, il cuore va a velocità pazzesca. Si torna lungo il fiume, un ragazzo davanti a me cede di schianto, la Cunico è rimasta indietro (ed anche il suo tifo), la fatica è diventata immensa e la strada non finisce mai, passo il 40°km, supero un paio di ragazzi ma sono veramente a pezzi. I polpacci strillano, le gambe sono di marmo, sto correndo solo ed esclusivamente con il cuore. Siamo alla fine, faccio finta di essere un soldato alla carica, sto impegnando ogni fibra per avere energia, sono in apnea, La gente ai lati è ormai solo una scia sfuocata. Ultima curva, vedo il traguardo, il display dice 2h49’, non voglio vedere il 50’, trovo la forza per l’ultimo scatto, arrivo. 2h49’59’’.
Faccio un respiro lungo, le gambe mi fanno malissimo e sento freddo, sono ancora in tensione. Finalmente prendo la medaglia e mi sciolgo, il sole mi riscalda e rilassa i muscoli. Stavolta la Maratona è stata una battaglia, sento di averla vinta e sento di volerla combattere ancora. Sono tornato a riprendermi Firenze dopo averla persa l’anno scorso per colpa del maledetto ginocchio, e ora ho voglia di riprendermi quell’altra città, quella dei gladiatori e del Colosseo.

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